Giuseppe Pagana, 40 anni e troinese doc, è una delle chiavi del successo di una delle più belle rivelazioni di questo campionato: il Troina. Il tecnico siciliano, che vanta una discreta carriera da calciatore dalla B in giù, sta stupendo tutti con una squadra giovanissima in cui convivono talenti locali e altri provenienti dalle più disparate aree del mondo.

Il 2017 è stato un anno da incorniciare: prima la vittoria della Coppa Sicilia, poi la finale di Coppa Italia Dilettanti e adesso capolista del girone I alla prima storica stagione in Serie D.
Senza dubbio il 2017 è stato un anno particolare per me, per Troina, per il troinesi e per il Troina Calcio. Si è aperto subito con la vittoria della Coppa Sicilia, un evento storico e direi unico per la nostra comunità. A questo è seguito la finale di Coppa Italia che per tutti poteva essere un punto di arrivo, mentre per noi lo è stato di partenza. Ricordo me ed il patron Alì in mezzo al campo al termine di quella partita. Ci siamo guardati e abbiamo fatto una promessa: “Il prossimo anno dobbiamo vincere il campionato.” Da lì abbiamo realmente acquisito la consapevolezza delle nostre forze, iniziando a programmare e progettare la nuova stagione. Fino ad oggi abbiamo fatto del nostro meglio, adesso inizia la vera sfida con tutte le nostre avversarie. Oggi tutti parlano di noi perché siamo la squadra che gioca il miglior calcio ed che ha guadagnato più punti. E’ un motivo di grande orgoglio.

Come ci si sente, da troinese doc, a guidare la squadra della propria città con questi risultati?
Le mie sensazioni sono più che positive, direi meravigliose. Alleno la squadra del mio paese, la mia prima squadra, la squadra del mio cuore in cui sognavo di giocare da bambino. Mi sento molto responsabilizzato perché essendo del posto, con tutti i pregi e i difetti delle piccole comunità, bisogna essere equilibrati e non esaltarsi troppo nei momenti positivi. Perché chi ti vuole bene dirà sempre che sei il più bravo, mentre chi ti vuole male, aldilà del risultato e dei progressi, farà di tutto per criticarti. Tutto questo per me è un continuo stimolo a far bene e a migliorarmi.

Qual è l’essenza del calcio di Giuseppe Pagana? Quali tecnici a cui si ispira?
Il calcio è il gioco più bello del mondo. La sua essenza è il divertimento, l’allegria, il voler osare, rischiare e sognare. Cruyff e Guardiola sono i miei riferimenti assoluti, poi ho avuto la fortuna di lavorare con tecnici preparatissimi come Pasquale Marino e Gaetano Auteri dai quali ho appreso tanto.

Qual è il segreto di questo Troina multietnico?
L’umiltà, la tranquillità, il lavoro e il sacrificio. Ma il vero segreto è il nostro patron Giovanni Alì, un papà e persona per bene, una di quelle per cui una parola e una stretta di mano valgono più di un contratto scritto. Quando si sta bene insieme non si considerano la religione, la lingua o il colore della pelle, tutti si divertono e tutto diventa più facile. Un altro grande aiuto arriva dal nostro dg Nicola Santangelo, che dal punto di vista amministrativo è molto dinamico, dal ds Dario Dell’Arte, che crede nel progetto dei giovani e dai tanti dirigenti che si mettono a disposizione per non farci mancare nulla.

Come sta vivendo la città questo momento sportivo? E come procede l’integrazione degli stranieri nel tessuto sociale?
La città vive con entusiasmo ed ottimismo questo periodo. E’ un momento nuovo, e come tutte le cose nuove c’è un po’ di scetticismo, però pian piano le persone si stanno innamorando di questa piccola realtà che tramite il calcio sta facendo conoscere la nostra comunità un po’ in tutta Italia. Per me Troina è il posto più bello del mondo, il fatto che se ne parli anche grazie al mio lavoro mi gratifica tantissimo. Il progetto dell’Asd Troina ha molte sfaccettature, una di queste è l’integrazione attraverso lo sport. La nostra comunità ha aperto le braccia ai ragazzi provenienti da altre città, soprattutto agli stranieri, facendoli sentire in un ambiente familiare.

Oltre ad essere capolista nel girone, il Troina è primo nella classifica Giovani D Valore. La sente una sua vittoria personale o è un progetto specifico condiviso con la società?
Puntare su una rosa giovane è stata una mia scelta personale, ma sempre avallata dalla società. Crediamo nei giovani talenti, che siano soprattutto educati, ambiziosi e con voglia di lavorare. Sono tutti ragazzi molto umili che vogliono emergere tramite il calcio e noi gli diamo l’opportunità di realizzare i loro sogni.

Crede che tra i tantissimi talenti visti nella sua squadra ci siano già elementi pronti per il salto tra i professionisti?
Molti di loro possono aspirare al professionismo, l’importante è metterli nelle condizioni ottimali per esprimere il loro talento e la loro personalità. Noi ci auguriamo che quasi tutti possano farlo a Troina. Crediamo tanto in loro e se avremo la forza e la fortuna di fare il salto di categoria, la nostra speranza è di trattenerli per continuare insieme un percorso iniziato già nella scorsa stagione.